Territorio
Aquila d'Arroscia
Cenni storici
Tipica comunità a nuclei sorta sulla strada che dal fondovalle si dirigeva verso la valle Pennavaira e il Piemonte. E divisa in sette borgate: Affreddore, Prato, Loga, Mugno, Salino, Maglioreto e Montà.
Il castello sarebbe stato eretto nel 1090 ma mancano notizie precise fino al 1202, quando, entrato il territorio a far parte del Marchesato di Clavesana, questi signori strinsero alleanza con Genova. Nel 1286 Albenga vorrebbe impadronirsene ma Emanuele I, che vi aveva preso dimora, lo difende strenuamente. Se ne impossessa invece il marchese Giorgio Del Carretto nel 1346. Trascorsi pochi anni il feudo torna ad essere dominio dei Clavesana e ciò fino al 1393, quando il marchese Giovanni di Saluzzo lo vende al comune di Genova della quale, da questo momento, Aquila d'Arroscia seguirà il destino. Dal 1928 al 1947 fu aggregata al comune di Borghetto d'Arroscia.
Cenni artistici
La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Reparata, è stata eretta nel 1625 su un preesistente edificio, forse un oratorio. La facciata barocca risale al 1725 mentre il coro ligneo proviene dalla chiesa degli Agostiniani di Pieve di Teco. Degno di menzione l'altare maggiore per i suoi magnifici intarsi policromi.
A 1171 metri di quota, raggiungibile in macchina, sorge il santuario dedicato alla Madonna della Neve o Madonna del Monte. Il barocco oratorio di San Sebastiano, recentemente restaurato, risale al 1732.
Vestigia storiche
Restano le rovine del castello dell'Aquila, che domina le valli di Ranzo e di Pennavaira. Sono ancora ben visibili, oltre a un muro con resti di merlatura, quattro lati della torre poligonale mozzata.
Economia
Come per la maggior parte dei comuni dell'Imperiese, l'economia è basata sulla coltivazione degli ulivi e della vite. È pure praticata l'orticoltura e la pastorizia. Vi cresce spontaneamente la lavanda.
Prodotti tipici
Vino (ormeasco e pigato), olio extravergine d'oliva, latte, latticini, castagne.
Dati geografici
Altitudine m. 495
Distanza da Imperia km. 40
Distanza da Pieve di Teco km. 15
Tipica comunità a nuclei sorta sulla strada che dal fondovalle si dirigeva verso la valle Pennavaira e il Piemonte. E divisa in sette borgate: Affreddore, Prato, Loga, Mugno, Salino, Maglioreto e Montà.
Il castello sarebbe stato eretto nel 1090 ma mancano notizie precise fino al 1202, quando, entrato il territorio a far parte del Marchesato di Clavesana, questi signori strinsero alleanza con Genova. Nel 1286 Albenga vorrebbe impadronirsene ma Emanuele I, che vi aveva preso dimora, lo difende strenuamente. Se ne impossessa invece il marchese Giorgio Del Carretto nel 1346. Trascorsi pochi anni il feudo torna ad essere dominio dei Clavesana e ciò fino al 1393, quando il marchese Giovanni di Saluzzo lo vende al comune di Genova della quale, da questo momento, Aquila d'Arroscia seguirà il destino. Dal 1928 al 1947 fu aggregata al comune di Borghetto d'Arroscia.
Cenni artistici
La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Reparata, è stata eretta nel 1625 su un preesistente edificio, forse un oratorio. La facciata barocca risale al 1725 mentre il coro ligneo proviene dalla chiesa degli Agostiniani di Pieve di Teco. Degno di menzione l'altare maggiore per i suoi magnifici intarsi policromi.
A 1171 metri di quota, raggiungibile in macchina, sorge il santuario dedicato alla Madonna della Neve o Madonna del Monte. Il barocco oratorio di San Sebastiano, recentemente restaurato, risale al 1732.
Vestigia storiche
Restano le rovine del castello dell'Aquila, che domina le valli di Ranzo e di Pennavaira. Sono ancora ben visibili, oltre a un muro con resti di merlatura, quattro lati della torre poligonale mozzata.
Economia
Come per la maggior parte dei comuni dell'Imperiese, l'economia è basata sulla coltivazione degli ulivi e della vite. È pure praticata l'orticoltura e la pastorizia. Vi cresce spontaneamente la lavanda.
Prodotti tipici
Vino (ormeasco e pigato), olio extravergine d'oliva, latte, latticini, castagne.
Dati geografici
Altitudine m. 495
Distanza da Imperia km. 40
Distanza da Pieve di Teco km. 15