Territorio
Rezzo
Come arrivare nella valle della Giara
Da Pieve di Teco si percorre per 2 km la SS 28 in direzione di Imperia, quindi si svolta a destra sulla provinciale che risale tortuosa la valle della Giara, incassata fra due versanti boscosi che nel tratto inferiore, sul lato esposto a mezzogiorno, appaiono terrazzati e con uliveti. Prima di giungere a Rezzo (7 km dal bivio) s'incontrano le frazioni di Lavina e Cenova.
REZZO
Alt.578 m slm, ab. 395
Occupa una conca chiusa da cime elevate (monte Prearba, 1446 m, monte Carpasina, 1415 m) nella media valle della Giara. L'abitato comprende un nucleo di crinale più elevato, collegato a due borgate lineari intermedie, di origine e struttura medievale con alcuni portali e architravi scolpiti, e una parte più recente sviluppata in basso attorno alla strada provinciale. L'esposizione favorevole ha portato al terrazzamento dei terreni attorno al paese, che accolgono anche alcuni vigneti. Più in alto, fra i 900 e i 1400 metri di altitudine, il versante nordorientale che dal monte Monega (1882 m) digrada al passo della Mezzaluna (1454 m) e al passo della Teglia (1387 m), è ricoperto dalla grande faggeta del Bosco di Rezzo, costituita da 534 ettari di ceduo composto e da 62 ettari di ceduo semplice, la più estesa della Liguria e da secoli fonte di ricchezza per gli abitanti, che vi hanno ricavato legna per costruzioni e da ardere, carbone, fibre di nocciolo (celebri i canestri di Rezzo, tuttora abilmente prodotti dai cavagnari locali), foglie secche e frutti del sottobosco.
Già appartenente ai Clavesana dal 1142 e successivamente ai Pallavicino, passò a Genova nel 1343, restando legato alla Repubblica quale suo caposaldo contro i Savoia fino al 1735, quando il trattato di Vienna l'assegnò al ducato sabaudo. Subì diversi assalti da parte dei Piemontesi, che nel 1672 riuscirono a distruggere il castello e fu opposto a Genova per il controllo della strada marenca.
Nella chiesa parrocchiale di San Martino, rifatta nel Seicento in stile barocco ma più antica (parti di colonne sul sagrato), sopra l'armadietto in pietra intagliata per gli oli santi vi è una lapide che ricorda la vicenda del principe lombardo Aleramo e Alasia, figlia dell'imperatore Ottone I di Germania, che rinunciarono ai fasti di corte per una vita semplice e spartana in una valle ligure; dagli Aleramici discenderà la dinastia dei Clavesana. Nella sacrestia è stato collocato il polittico di Pietro Guido da Ranzo già nel santuario di N.S, del Sepolcro. Di fronte alla chiesa sorge il castello dei Clavesana, massiccia costruzione a tre piani di fine Seicento. Nato come palazzo residenziale fortificato di montagna con guardiole pensili ai vertici, ha un portale raggiunto da una scalinata e da un ponticello con un'edicola a tempietto sopra l'architrave. L'interno (non visitabile) si articola in numerosi locali, comprendenti sale di rappresentanza, camere, la cappella, la cucina, le dispense e le prigioni comunicanti con paurosi trabocchetti e passaggi segreti. Lungo il percorso che conduce, sopra il paese, ai resti del castello duecentesco (due bastioni semicircolari e parte delle mura), si passa davanti alla Casa degli Armigeri, edificio dei marchesi di Clavesana con due portali affiancati in pietra, dagli architravi intagliati con un motivo ad arco fiammeggiante che racchiude una rosetta.
Oltre l'abitato, una deviazione sulla destra di 3 km conduce a un poggio alberato dominante la valle, ai margini di un castagneto, sul quale a metà del XV secolo venne costruito il santuario di Nostra Signora del Sepolcro, in sostituzione di una cappella mariana. L'edificio, consacrato nel 1492, è preceduto da un portico aggiunto nel Settecento con tre colonne di reimpiego e presenta pianta basilicale a tre navate separate da colonne in pietra raccordate da archi ogivali, decorati insieme alle pareti a bande e scacchi bianchi e neri. Il campanile in pietra a vista aperto da monofore e con cuspide sommitale è situato fra la navata destra e l'abside, dove nel Cinquecento fu aggiunto anche un torrione di vedetta contro le incursioni barbaresche. Il portale dell'ingresso principale e quello laterale sono ornati rispettivamente da un trigramma e dal simbolo dell'Agnus Dei.
L'interno è diviso trasversalmente da un muretto, dotato di cripta e accoglie una doppia serie di stalli scolpiti in pietra d'inizio Quattrocento e il bellissimo gruppo marmoreo seicentesco di Filippo Parodi Madonna col Bambino, le decorazioni barocche a stucco del presbiterio sono dovute a Gio Paolo Marvaldi di Borgomaro. La parete e la controfacciata della navata destra sono dipinte da un ciclo di affreschi dovuto inizialmente a un pittore operante nelle Alpi Marittime del tardo Quattrocento, seguiti da quelli dallo spiccato carattere popolaresco e ritardatario delle Scene della vita di Gesù di Pietro Guido da Ranzo, eseguiti nel 1515 ancora con la cavalcata dei vizi, mostri in stile gotico e personaggi di maniera tipici del noto ciclo tardomedievale della Passione. La banda inferiore presenta simpatiche allegorie dei mesi dell'anno mentre gli affreschi cinquecentesche di Giovanni Cambiaso nel presbiterio sono in parte scomparsi. La festa a santuario si svolge l'8 settembre.
Se da Rezzo si risale l'alta valle delle Giara per 14 km, si passa dal castagneto alla foresta di faggi di Rezzo e si perviene al panoramico passo della Teglia (1387 m), che come già segnalato mette in comunicazione con la valle Argentina. Qui passava la strada marenca diretta all'importante passo della Mezzaluna (1454 m), millenario punto d'incrocio dei tratturo della transumanza, che si può agevolmente raggiungere a piedi, Poco prima di quest'ultimo passo, una depressione già occupata da un laghetto, chiamata Sotta di San Lorenzo, e in parte invasa da sfasciume rocciose nel quale i pastori ricavarono diverse ricoveri sottoroccia per sé e recinti per gli animali. Nel punto più elevato che delimita il bacino, verso la valle Argentina, un menhir segnala a distanza il luogo che doveva rivestire un carattere di sacralità, confermato dalle presenza di un grande masso tabulare per sacrifici inciso da una coppelle e da un canaletto di scolo. L'area della Sotta era tradizionale sede degli scambi di prodotti fra i pastori delle valli liguri (sale, acciughe, olio, aglio ecc.) e quelli provenienti dal Piemonte. L'alpeggio estivo era consentito dalla fine dello sfalcio del fieno al 24 agosto, quello autunnale aveva il suo limite nel giorno di San Martino, l'11 novembre, festa patronale.
LAVINA
Alt.350 m slm, fraz. di Rezzo
Presenta le sue borgate (Borghetto, Costa, Contrà) oltre il ponte che scavalca la Giara di Rezzo, affiancate dalle fasce che presto lasciano il posto ai castagneti. La località fu sempre legata alla vicina Genova e posta a vigilare il guado e il percorso della strada marenca (o del Sale, perché su di essa transitavano le merci che dal mare venivano portate in Piemonte per essere vendute o scambiate, fra cui il sale era la più importante) lungo l'itinerario che da Oneglia per il colle d'Oggia e il passo del Lupo scendeva a Lavina, proseguiva per Genova, le Prealbe e Montegrosso, raggiungeva Ponti di Pornassio e guadagnava infine il colle di Nava e la valle del Tanaro. Questa strada, come l'altra di fondovalle, fu motivo di contesa per molti secoli, controllata dapprima dai conti di Ventimiglia, poi dai conti di Tenda e dai duchi di Savoia. Pare che il toponimo di Lavina derivi dal ricordo di una grande frana che avrebbe provocato l'abbandono dì un primitivo villaggio posto in posizione più elevata presso le rovine della chiesa della Maddalena, ma altre notizie indicano che questo insediamento fu distrutto dai provenzali nel 1270 e ricostruito a fondovalle presso il ponte. II paese ha dato i natali agli architetti Giovanni Antonio Ricca il Vecchio (1651-1725), Giovanni Antonio Ricca il Giovane (1699, forse 1750) e Antonio Maria Ricca (1660-1725), attivi nella costruzione o ricostruzione di chiese barocche nel Ponente ligure, a Genova e a Torino. Il primo nel 1724 progettò la parrocchiale di Sant'Antonio abate (pregevole presepe di Grazio de Ferrari all'interno) e sempre dei Ricca sono il semplice oratorio di San Giovanni Battista e il santuario della Madonna della Neve. Lungo la strada marenca, la cappella di San Bernardo incorpora il portico con funzione di rifugio per i viandanti ed è decorata all'interno da una serie di affreschi (deteriorati) con figure sacre e allegoriche della seconda metà del Quattrocento, mentre all'altare il paliotto del 1631 raffigura l'abitato di Genova.
CENOVA
Alt.558 m slm, fraz. di Rezzo
Si raggiunge tramite una breve diramazione poco prima di Rezzo, che risale il versante sinistro (settentrionale) della valle, terrazzato nei pressi del paese. La sua fama in passato fu notevole, sia per la funzione di controllo della Strada del sale «savoina», sia per la tradizione della lavorazione della pietra, che produsse generazioni di maestri lapicidi attivi soprattutto nei secoli XV e XVI. Dopo il passaggio di Genova e di Lavina al ducato di Savoia (1575), i conflitti con la repubblica di Genova per il possesso della strada si protrassero per tutto il Seicento e provocarono anche contrasti con Rezzo fino al 1735, anno in cui anch'esso divenne sabaudo.
Il borgo conserva angoli molto attraenti, con case in pietra coperte da ciappe d'ardesia, portali e architravi scolpiti e con la loggia municipale del 1575: la parrocchiale dell'Assunta, di origini quattrocentesche, è stata rifatta in stile barocco da Gio Batta Marvaldi (1684-1702), ma la facciata neoclassica è un'ulteriore aggiunta; la copertura è a ciappe e sul sagrato vi sono parti di colonne e capitelli della chiesa primitiva. Nell'interno si conservano i polittici cinquecenteschi di Sant'Antonio da Padova, di Sant'Anna con la Madonna bambina e Santi e la grande tela di Sante Caterina. Nella sagrestia si possono ammirare due lavori in ardesia dei lapicidi locali: un finissimo intaglio a tempietto con il monogramma di Cristo al centro, circondato da eleganti motivi floreali e da due colonnine ritorte, recante la data del 1486, e una raffinata lastra d'arme con gli strumenti della Passione di Cristo, datata 1578 e firmata da Pietro Valencio de Genova. L'oratorio dei Ss. Giovanni Battista ed Evangelista (XVI-XVII sec.) ha un affresco nella lunetta.
N.B. I testi sono tratti da libro "Villaggi di pietra" di Enzo BERNARDINI, edizioni BLU.
Scarica i documenti in formato pdf:
pagina informativa
pagina informativa 2
pagina informativa (inglese)
strutture ricettive 2007
Da Pieve di Teco si percorre per 2 km la SS 28 in direzione di Imperia, quindi si svolta a destra sulla provinciale che risale tortuosa la valle della Giara, incassata fra due versanti boscosi che nel tratto inferiore, sul lato esposto a mezzogiorno, appaiono terrazzati e con uliveti. Prima di giungere a Rezzo (7 km dal bivio) s'incontrano le frazioni di Lavina e Cenova.
REZZO
Alt.578 m slm, ab. 395
Occupa una conca chiusa da cime elevate (monte Prearba, 1446 m, monte Carpasina, 1415 m) nella media valle della Giara. L'abitato comprende un nucleo di crinale più elevato, collegato a due borgate lineari intermedie, di origine e struttura medievale con alcuni portali e architravi scolpiti, e una parte più recente sviluppata in basso attorno alla strada provinciale. L'esposizione favorevole ha portato al terrazzamento dei terreni attorno al paese, che accolgono anche alcuni vigneti. Più in alto, fra i 900 e i 1400 metri di altitudine, il versante nordorientale che dal monte Monega (1882 m) digrada al passo della Mezzaluna (1454 m) e al passo della Teglia (1387 m), è ricoperto dalla grande faggeta del Bosco di Rezzo, costituita da 534 ettari di ceduo composto e da 62 ettari di ceduo semplice, la più estesa della Liguria e da secoli fonte di ricchezza per gli abitanti, che vi hanno ricavato legna per costruzioni e da ardere, carbone, fibre di nocciolo (celebri i canestri di Rezzo, tuttora abilmente prodotti dai cavagnari locali), foglie secche e frutti del sottobosco.
Già appartenente ai Clavesana dal 1142 e successivamente ai Pallavicino, passò a Genova nel 1343, restando legato alla Repubblica quale suo caposaldo contro i Savoia fino al 1735, quando il trattato di Vienna l'assegnò al ducato sabaudo. Subì diversi assalti da parte dei Piemontesi, che nel 1672 riuscirono a distruggere il castello e fu opposto a Genova per il controllo della strada marenca.
Nella chiesa parrocchiale di San Martino, rifatta nel Seicento in stile barocco ma più antica (parti di colonne sul sagrato), sopra l'armadietto in pietra intagliata per gli oli santi vi è una lapide che ricorda la vicenda del principe lombardo Aleramo e Alasia, figlia dell'imperatore Ottone I di Germania, che rinunciarono ai fasti di corte per una vita semplice e spartana in una valle ligure; dagli Aleramici discenderà la dinastia dei Clavesana. Nella sacrestia è stato collocato il polittico di Pietro Guido da Ranzo già nel santuario di N.S, del Sepolcro. Di fronte alla chiesa sorge il castello dei Clavesana, massiccia costruzione a tre piani di fine Seicento. Nato come palazzo residenziale fortificato di montagna con guardiole pensili ai vertici, ha un portale raggiunto da una scalinata e da un ponticello con un'edicola a tempietto sopra l'architrave. L'interno (non visitabile) si articola in numerosi locali, comprendenti sale di rappresentanza, camere, la cappella, la cucina, le dispense e le prigioni comunicanti con paurosi trabocchetti e passaggi segreti. Lungo il percorso che conduce, sopra il paese, ai resti del castello duecentesco (due bastioni semicircolari e parte delle mura), si passa davanti alla Casa degli Armigeri, edificio dei marchesi di Clavesana con due portali affiancati in pietra, dagli architravi intagliati con un motivo ad arco fiammeggiante che racchiude una rosetta.
Oltre l'abitato, una deviazione sulla destra di 3 km conduce a un poggio alberato dominante la valle, ai margini di un castagneto, sul quale a metà del XV secolo venne costruito il santuario di Nostra Signora del Sepolcro, in sostituzione di una cappella mariana. L'edificio, consacrato nel 1492, è preceduto da un portico aggiunto nel Settecento con tre colonne di reimpiego e presenta pianta basilicale a tre navate separate da colonne in pietra raccordate da archi ogivali, decorati insieme alle pareti a bande e scacchi bianchi e neri. Il campanile in pietra a vista aperto da monofore e con cuspide sommitale è situato fra la navata destra e l'abside, dove nel Cinquecento fu aggiunto anche un torrione di vedetta contro le incursioni barbaresche. Il portale dell'ingresso principale e quello laterale sono ornati rispettivamente da un trigramma e dal simbolo dell'Agnus Dei.
L'interno è diviso trasversalmente da un muretto, dotato di cripta e accoglie una doppia serie di stalli scolpiti in pietra d'inizio Quattrocento e il bellissimo gruppo marmoreo seicentesco di Filippo Parodi Madonna col Bambino, le decorazioni barocche a stucco del presbiterio sono dovute a Gio Paolo Marvaldi di Borgomaro. La parete e la controfacciata della navata destra sono dipinte da un ciclo di affreschi dovuto inizialmente a un pittore operante nelle Alpi Marittime del tardo Quattrocento, seguiti da quelli dallo spiccato carattere popolaresco e ritardatario delle Scene della vita di Gesù di Pietro Guido da Ranzo, eseguiti nel 1515 ancora con la cavalcata dei vizi, mostri in stile gotico e personaggi di maniera tipici del noto ciclo tardomedievale della Passione. La banda inferiore presenta simpatiche allegorie dei mesi dell'anno mentre gli affreschi cinquecentesche di Giovanni Cambiaso nel presbiterio sono in parte scomparsi. La festa a santuario si svolge l'8 settembre.
Se da Rezzo si risale l'alta valle delle Giara per 14 km, si passa dal castagneto alla foresta di faggi di Rezzo e si perviene al panoramico passo della Teglia (1387 m), che come già segnalato mette in comunicazione con la valle Argentina. Qui passava la strada marenca diretta all'importante passo della Mezzaluna (1454 m), millenario punto d'incrocio dei tratturo della transumanza, che si può agevolmente raggiungere a piedi, Poco prima di quest'ultimo passo, una depressione già occupata da un laghetto, chiamata Sotta di San Lorenzo, e in parte invasa da sfasciume rocciose nel quale i pastori ricavarono diverse ricoveri sottoroccia per sé e recinti per gli animali. Nel punto più elevato che delimita il bacino, verso la valle Argentina, un menhir segnala a distanza il luogo che doveva rivestire un carattere di sacralità, confermato dalle presenza di un grande masso tabulare per sacrifici inciso da una coppelle e da un canaletto di scolo. L'area della Sotta era tradizionale sede degli scambi di prodotti fra i pastori delle valli liguri (sale, acciughe, olio, aglio ecc.) e quelli provenienti dal Piemonte. L'alpeggio estivo era consentito dalla fine dello sfalcio del fieno al 24 agosto, quello autunnale aveva il suo limite nel giorno di San Martino, l'11 novembre, festa patronale.
LAVINA
Presenta le sue borgate (Borghetto, Costa, Contrà) oltre il ponte che scavalca la Giara di Rezzo, affiancate dalle fasce che presto lasciano il posto ai castagneti. La località fu sempre legata alla vicina Genova e posta a vigilare il guado e il percorso della strada marenca (o del Sale, perché su di essa transitavano le merci che dal mare venivano portate in Piemonte per essere vendute o scambiate, fra cui il sale era la più importante) lungo l'itinerario che da Oneglia per il colle d'Oggia e il passo del Lupo scendeva a Lavina, proseguiva per Genova, le Prealbe e Montegrosso, raggiungeva Ponti di Pornassio e guadagnava infine il colle di Nava e la valle del Tanaro. Questa strada, come l'altra di fondovalle, fu motivo di contesa per molti secoli, controllata dapprima dai conti di Ventimiglia, poi dai conti di Tenda e dai duchi di Savoia. Pare che il toponimo di Lavina derivi dal ricordo di una grande frana che avrebbe provocato l'abbandono dì un primitivo villaggio posto in posizione più elevata presso le rovine della chiesa della Maddalena, ma altre notizie indicano che questo insediamento fu distrutto dai provenzali nel 1270 e ricostruito a fondovalle presso il ponte. II paese ha dato i natali agli architetti Giovanni Antonio Ricca il Vecchio (1651-1725), Giovanni Antonio Ricca il Giovane (1699, forse 1750) e Antonio Maria Ricca (1660-1725), attivi nella costruzione o ricostruzione di chiese barocche nel Ponente ligure, a Genova e a Torino. Il primo nel 1724 progettò la parrocchiale di Sant'Antonio abate (pregevole presepe di Grazio de Ferrari all'interno) e sempre dei Ricca sono il semplice oratorio di San Giovanni Battista e il santuario della Madonna della Neve. Lungo la strada marenca, la cappella di San Bernardo incorpora il portico con funzione di rifugio per i viandanti ed è decorata all'interno da una serie di affreschi (deteriorati) con figure sacre e allegoriche della seconda metà del Quattrocento, mentre all'altare il paliotto del 1631 raffigura l'abitato di Genova.
Alt.558 m slm, fraz. di Rezzo
Si raggiunge tramite una breve diramazione poco prima di Rezzo, che risale il versante sinistro (settentrionale) della valle, terrazzato nei pressi del paese. La sua fama in passato fu notevole, sia per la funzione di controllo della Strada del sale «savoina», sia per la tradizione della lavorazione della pietra, che produsse generazioni di maestri lapicidi attivi soprattutto nei secoli XV e XVI. Dopo il passaggio di Genova e di Lavina al ducato di Savoia (1575), i conflitti con la repubblica di Genova per il possesso della strada si protrassero per tutto il Seicento e provocarono anche contrasti con Rezzo fino al 1735, anno in cui anch'esso divenne sabaudo.
Il borgo conserva angoli molto attraenti, con case in pietra coperte da ciappe d'ardesia, portali e architravi scolpiti e con la loggia municipale del 1575: la parrocchiale dell'Assunta, di origini quattrocentesche, è stata rifatta in stile barocco da Gio Batta Marvaldi (1684-1702), ma la facciata neoclassica è un'ulteriore aggiunta; la copertura è a ciappe e sul sagrato vi sono parti di colonne e capitelli della chiesa primitiva. Nell'interno si conservano i polittici cinquecenteschi di Sant'Antonio da Padova, di Sant'Anna con la Madonna bambina e Santi e la grande tela di Sante Caterina. Nella sagrestia si possono ammirare due lavori in ardesia dei lapicidi locali: un finissimo intaglio a tempietto con il monogramma di Cristo al centro, circondato da eleganti motivi floreali e da due colonnine ritorte, recante la data del 1486, e una raffinata lastra d'arme con gli strumenti della Passione di Cristo, datata 1578 e firmata da Pietro Valencio de Genova. L'oratorio dei Ss. Giovanni Battista ed Evangelista (XVI-XVII sec.) ha un affresco nella lunetta.
N.B. I testi sono tratti da libro "Villaggi di pietra" di Enzo BERNARDINI, edizioni BLU.
Scarica i documenti in formato pdf:
pagina informativa
pagina informativa 2
pagina informativa (inglese)
strutture ricettive 2007